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Mosaici Ravenna

SAN VITALE Nel 526 il Vescovo di Ravenna, Ecclesio, grazie all’aiuto economico ricevuto da Giuliano Argentario, facoltoso banchiere ravennate, fece erigere la famosa Basilica di San Vitale. I lavori terminarono 20 anni più tardi, con la consacrazione da parte dell’Arcivescovo Massimiano. Di certo la Basilica di San Vitale è uno dei monumenti più importanti dell’arte paleocristiana. L’edificio si presenta a forma ottagonale, sormontato da una cupola che poggia interamente su otto pilastri ed archi. Entrando nella Basilica, si rimane incantati da luce, volume, spazi e dalle magnifiche decorazioni musiva dell’abside, ammirate da tutto il modo. Ma non è solo alzando gli occhi verso il cielo che si possono vedere cose meravigliose. Infatti una particolarità da osservare attentamente, la troviamo sul pavimento del presbiterio, dove è rappresentato un labirinto. Piccole frecce partono dal centro dello stesso ed indicano, attraverso un percorso non poco tortuoso, la strada per arrivare fino al centro della Basilica. Durante i primi anni della cristianità, il labirinto stava a significare il peccato e trovarne la via di uscita, indicata trovare un percorso verso la purificazione e la conclusiva via d’uscita, rappresentava un atto di rinascita. I mosaici della Basilica di San Vitale, risalgono ad epoche diverse, ma si può affermare che complessivamente risalgono al VI sec. Di certo quelli più antichi si trovano nel catino absidale con la “Teofania”. Ai lati “Il corteo di Giustiniano” ed “Il corteo di Teodora”. Teofania significa “manifestazione di Dio”. In questo caso viene rappresentato giovane, senza barba e tra due angeli (San Vitale è a sinistra). Le loro vesti sono eleganti ed il paesaggio stilizzato, è ricco di simbologie religiose. Le fonti che si vedono ai piedi di Cristo, rappresentano i quattro Vangeli. Nel “Corteo di Giustiniano”, l’Imperatore è rappresentato insieme alla sua corte ed ad alcuni militari schierati. Mentre questi ultimi hanno tra loro la stessa fisionomia, gli altri personaggi hanno i tratti dei visi molto più caratterizzati. I loro ritratti furono disegnati direttamente su cartone, da alcuni artisti di Costantinopoli e poi inviati a Ravenna. L’Imperatore Giustiniano spicca al centro della rappresentazione, ed indossa un abito ricco ed appariscente. Insieme a lui vi sono l’Arcivescovo Massimiano, il banchiere Giuliano Argentario e Belisario, conquistatore di Ravenna. In questo mosaico si noti l’immobilità delle figure e la quasi totalità di profondità. “Il Corteo di Teodora”, come per il ritratto di Giustiniano, ha caratteristiche simboliche e si tratta della seconda scena rappresentante le offerte imperiali alla città di Ravenna. Teodora, come le sue donne, è raffigurata con vesti allegre e gioielli e sull’orlo della sua veste, si nota il ricamo dei Re Magi, in quanto si tratta di un rinvio alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, nella quale si trova un mosaico con tema analogo. Le due dame che sono rappresentate accanto a Teodora, sono Antonina e Giovannina, rispettivamente moglie e figlia di Belisario. L’IMPERATRICE TEODORA PALADINA DELLA GRANDE RAVENNA. (da “Il Romagnolo” n. 10/2003) Procopio di Cesarea fu uno storico bizantino di prim’ordine, anzi il massimo storico e visse alla corte dell’Imperatore Giustiniano. Conobbe direttamente e bene l’Imperatrice Teodora la cui figura non ufficiale descrisse in un libro che non esser il coraggio di pubblicare. “Storia Segreta” che uscirà postumo. E con questo libro vengono messi il luce i gravi scandali sulla vita premaritale della regina che per tredici secoli si discusse della veridicità di tali rivelazioni. Questa “storia segreta” è un compendio di candida malizia. Poiché Procopio è la nostra fonte principale per questo periodo storico e nelle sue altre opere pare sia accurato e sereno non è possibile rifiutare questo libro come pura invenzione, Giovanni di Efeso che conosceva bene l’Imperatrice, la chiamò una volta “Teodora la meretrice”. Possiamo concludere che Teodora iniziò la propria carriera non proprio come una signora di buona società e la finì come una vera regina. Era figlia di un domatore di orsi, crebbe in un ambiente da circo, si fece attrice e prostituta. Divenne l’amante di Ecebolo, un siriaco, fu da lui abbandonata e visse per un certo periodo in Alessandria. Riapparve a Costantinopoli come una donna povera e onesta che si guadagnava la vita filando la lana. Giustiniano si innamorò di lei, ne fece la propria amante, poi la sposò. Subito dopo il matrimonio, Giustiniano e Teodora furono incoronati in Santa Sofia. Comunque Teodora, dal giorno del proprio matrimonio si comportò in modo che nessuno dubitò più della sua imperiale castità. Ma era avida di denaro e potenza, qualche volta non seppe controllare il proprio carattere imperioso, altre volte intrigò per i suoi fini personali, opposti a quelli di Giustiniano. Dormiva molto, mangiava e beveva parecchio, le piacevano il lusso, i gioielli ed il fasto, passava molti mesi in villeggiatura al mare: Giustiniano tuttavia l’amò sempre e sopportò con filosofica pazienza le interferenze della moglie nelle faccende politiche. Con eccessiva fiducia Giustiniano le aveva concesso un potere teoricamente uguale al proprio e non poteva quindi lamentarsi se Teodora faceva valere la sua autorità. Prese parte attiva nella diplomazia e nella politica ecclesiastica, fece e disfece papi e patriarchi, depose i propri nemici, talvolta diede ordini contrari a quelli del marito, ma quasi sempre a maggior vantaggio dello Stato. Procopio l’accusa di crudeltà verso i nemici, dice che Teodora spesso li fece porre in prigioni segrete e che talvolta li fece uccidere; coloro che l’offendevano gravemente rischiavano di scomparire senza lasciar tracce. Fece costruire, per rimediare, un grazioso “Convento del pentimento” destinato alle prostitute che avevano deciso di cambiar vita. Alcune ragazze si pentirono poi del proprio pentimento e si gettarono dalle finestre, annoiate a morte. Si preoccupò con materno interesse, dei matrimoni degli amici e ne combinò parecchi, talvolta anzi fece del matrimonio una combinazione indispensabile per avanzamenti alla Corte. Come si poteva prevedere, in vecchiaia divenne un’austera vigilatrice della pubblica morale. Si interessò di teologia e discuteva con il marito circa la natura di Cristo. Giustiniano si preoccupava di riunire la Chiesa orientale con quella occidentale, pensava che l’unità di religione fosse indispensabile all’unità dell’Impero. Ma Teodora non riusciva a comprendere le due nature in Cristo, sebbene non sollevasse difficoltà a proposito delle tre persone in un unico Dio; accettò la dottrina monofisita, sapendo anche che su questo punto l’Oriente non avrebbe ceduto all’Occidente e giudicando che la forza e la fortuna dell’Impero risiedevano nelle ricche provincie d’Asia, Siria ed Egitto piuttosto che nelle pronvia occidentali rovinate dai barbari e dalla guerra. Mitigò la tolleranza ortodossa di Giustiniano, protesse gli eretici, sfidò il papato, segretamente incoraggiò il sorgere di una Chiesa monofisita indipendente in Oriente e, in campo religioso, combatté tenacemente e spietatamente contro il papa. Durante il suo impero, Ravenna raggiunse il suo massimo splendore.

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