Albergo Cappello

Galla Placidia

MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

Il Nostro hotel a pochi metri di distanza dalla Basilica di San Vitale, si trova il Mausoleo di Galla Placidia che la stessa fece costruire intorno al 425 – 450, per sé, il marito Costanzo III ed il fratello Onorio.
La pianta dell’edificio è a croce latina, in quanto la lunghezza del braccio longitudinale d’ingresso, è di poco più lungo degli altri.
L’esterno del Mausoleo è in semplice laterizio, l’unica decorazione presente è rappresentata da arcate cieche, che danno un po’ di movimento alle pareti.
L’interno, al contrario, è ricco di mosaici decorativi, di certo tra i più antichi presenti nella città di Ravenna.
Appena entrati nel Mausoleo, si viene avvolti da un’atmosfera magica. La cupola dal cielo blu ricoperto di stelle di grandezza decrescente verso l’alto, al centro del quale domina la Croce, hanno affascinato i visitatori giunti da ogni parte del mondo. Si dice che alla fine degli anni ’20 il famoso musicista di jazz Cole Porter, ne rimase talmente colpito da trovare l’ispirazione per comporre la celebre canzone Night and Day.
Ritornando a parlare del famoso cielo stellato, nei quattro pennacchi sono rappresentati i simboli degli evangelisti, mentre nelle lunette della cupola sono rappresentate coppie di santi e di apostoli, mentre al centro si trovano delle piccole finestre di alabastro. Nella lunetta sopra la porta d’ingresso, si trova il famoso mosaico raffigurante il Buon Pastore, Cristo mentre seduto su di una roccia è circondato da pecore rivolte verso di lui. Nella lunetta in fondo, è raffigurato San Lorenzo su di una graticola. Nelle lunette ai lati, cervi ed arbusti e le più famose colombe che si abbeverano alla fonte, che vogliono rappresentare il simbolo delle anime cristiane che si abbeverano alla grazia divina.
Una serie di festoni di fiori e frutta con intecci geometrici, decorano gli archi.

Il tesoro di Galla Placidia (tratto da “Il Romagnolo” n. 10/2003)

Intorno al 1450 i monaci di San Vitale s’impossessarono del tesoro di Galla Placidia che era stato conservato da secoli nel sepolcro marmoreo all’interno del suo mausoleo e lo fecero maldestramente se, come scriverà Corrado Ricci “...barbari (furono) nel frangere i vasi gemmati, più dei Longobardi che rubarono i cancelli di bronzo...”. Lo storico Tommaso Tomai che visse nel Cinquecento, nella sua storia di Ravenna descrive la spoliazione del sepolcro di Galla Placidia e afferma che alcuni oggetti facenti parte del tesoro erano ancora conservati nel monastero di San Vitale.
Egli li vide personalmente e ne ebbe notizia direttamente dal benedettino Vitale Ferrari da Verona, monaco di San Vitale, che definisce ...huono di varie e belle lettere, e molto intendente delle antichità e moderne historie...
Seppe così che un monaco di quell’abbazia s’era impadronito furtivamente di alcune verghe d’oro giacenti entro l’urna di Galla Placidia ed era fuggito da Ravenna, facendo perdere le proprie tracce. Scoperto il tesoro i monaci allora chiamarono alcuni ortolani e circonvicini dai quali si fecero aiutare a sollevare la pesante pietra dell’arca e scoprirono, così, un ingente tesoro ...pieno di reliquie di molto valore e pietre preziose... racchiuse in scrigni d’alabastro e d’argento scolpito.
Immaginiamo oggi il suo valore archeologico piuttosto che quello venale e non c’è dato sapere se allora fosse di maggior considerazione un tesoro perché di metallo prezioso o perché di grande antichità.
Fatto si è che la notizia del tesoro si diffuse in un batter d’occhio e a stento fu trattenuta la falla curiosa; furono chiamate le autorità e i Rettori di Ravenna che decisero di trasportarlo a Venezia sotto la cui dominazione era la nostra città. Ma una parte, che consisteva in vasi d’argento e pietre dure, fu lasciata all’abbazia. Con quest’ultime i monaci fecero ornare un’antichissima mitra della quale, tra l’altro, parlerà nel ‘700 un altro erudito, Francesco Beltrami, definendola preziosa e descrivendola con fondo rosso e ricami d’oro, e decorata con diciotto cammei tutti lavorati con figure umane e di animali.
Questa mitra, ultimo avanzo del mitico tesoro di Galla Placidia, scomparve dall’abbazia di San Vitale durante l’occupazione napoleonica e probabilmente fu portata in Francia, ove potrebbe essere conservata in qualche museo.
 

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